Matrimonio in crisi provocato da una convivenza intollerabile precedente all’infedeltà, il tutto provato dal referto medico in cui la signora, avente problemi nel relazionarsi con il marito, si rivolge allo psicologo.

Può evitare l’addebito della separazione la moglie, pur avendo tradito il marito? Si, perché era infelice. In un momento passato, si è rivolta ad uno psicologo per superare i problemi relazionali con il marito, quindi si può dedurre che non sia stata la cosiddetta infedeltà a rendere insostenibile la convivenza. Questo è ciò che emerge dall’ordinanza della Suprema Corte n.11130/22 pubblicata il 6 aprile.

Onere della prova
La corte d’appello, con riforma della sentenza emessa dal tribunale, prende una decisione definitiva revocando la pronuncia di addebito a carico della signora. Questo è dovuto anche dalla condotta antidoverosa antecedente alla crisi matrimoniale.
Alla difesa dell’uomo non basta dedurre che la motivazione, sarebbe il risultato di una “surreale interpretazione dei fatti”, compresa la contestazione del referto medico prodotto dalla donna, che dimostrerebbe uno stato d’insoddisfazione unilaterale precedente .

La decisione infatti è in linea alla giurisprudenza di legittimità: “Colui il quale lamenta la mancata osservanza dell’obbligo di fedeltà, deve provare la condotta e il nesso di causalità con l’intollerabilità della convivenza; mentre la controparte che eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, deve dimostrare che la crisi matrimoniale è anteriore all’infedeltà accertata, dunque documentando le circostanze sulle quali è fondata l’eccezione. Inoltre bisogna ricordare che l’addebito della separazione può innescarsi anche per relazioni non sostanziate nell’adulterio, che generano possibili sospetti d’infedeltà per i modi e i luoghi in cui vivono i coniugi.

Abitudini cambiate
La preesistenza della crisi risulta essere veritiera. Il marito ammette che negli ultimi tre anni di matrimonio la moglie aveva cambiato abitudini, infatti era afflitta da una crisi ed era arrivata a chiedere aiuto al servizio psicologico del policlinico e al centro di antiviolenza sulle donne.